La transizione energetica incontra il suo limite fisico: la rete

Negli ultimi anni l'Italia ha compiuto progressi rilevanti nell'installazione di nuova capacità rinnovabile, in linea con gli obiettivi al 2030 e con il quadro del Green Deal europeo. Eppure un ostacolo sempre più evidente rischia di rallentare questa corsa, e non riguarda i pannelli né le turbine: riguarda i cavi. La capacità della rete elettrica di trasportare, assorbire e bilanciare l'energia prodotta sta emergendo come uno dei principali fattori limitanti dello sviluppo delle fonti pulite.

Gli operatori di rete europei segnalano da tempo che i tempi di connessione degli impianti e i fenomeni di congestione rappresentano una barriera almeno pari, in molti contesti, alla disponibilità di aree idonee o di capitale. Quando la rete non riesce ad accogliere tutta l'energia disponibile in un dato momento, parte della produzione rinnovabile viene semplicemente tagliata: un fenomeno noto come curtailment, che si traduce in energia pulita generata ma non utilizzata.

Perché i colli di bottiglia si concentrano dove meno servono

Il problema ha una radice geografica. Gran parte della nuova capacità solare ed eolica tende a concentrarsi in aree dove la risorsa naturale abbonda ma la domanda locale è modesta e le dorsali di trasmissione sono sature. L'energia deve quindi percorrere lunghe distanze per raggiungere i centri di consumo, caricando ulteriormente infrastrutture progettate decenni fa per un sistema elettrico centralizzato e unidirezionale.

Il risultato è un paradosso: si costruisce nuova capacità rinnovabile mentre, altrove, la stessa rete fatica a smaltire quella esistente. La soluzione non può essere unicamente la costruzione di nuove linee ad alta tensione, processo necessario ma lungo, costoso e spesso soggetto a opposizioni locali. Occorre affiancare a essa un approccio complementare: avvicinare la generazione e lo stoccaggio ai punti di consumo e ai nodi già infrastrutturati.

Le infrastrutture di trasporto come piattaforma energetica distribuita

È qui che le reti ferroviarie e autostradali assumono un valore strategico che va oltre la semplice produzione di energia. Questi corridoi attraversano il territorio in modo capillare, collegano aree urbane e industriali, e dispongono già di punti di connessione, cabine e carichi elettrici significativi, a partire dalla trazione ferroviaria elettrificata. Integrare generazione fotovoltaica e stoccaggio lungo queste direttrici significa produrre energia vicino a dove viene consumata, riducendo la distanza che l'elettricità deve percorrere e quindi la pressione sulle dorsali di trasmissione.

Questo modello di generazione distribuita offre diversi vantaggi sistemici:

  • Riduzione del curtailment: l'energia prodotta può essere consumata localmente, ad esempio per alimentare la trazione o i sistemi ausiliari dell'infrastruttura, senza dover transitare per nodi congestionati.
  • Autoconsumo e resilienza: l'operatore dell'infrastruttura diventa in parte autoproduttore, con minore esposizione alla volatilità dei prezzi e maggiore continuità operativa.
  • Uso efficiente del suolo: si valorizzano superfici già antropizzate e vincolate, senza occupare nuovi terreni agricoli o naturali.
  • Flessibilità: abbinando lo stoccaggio alla generazione, l'energia può essere spostata nel tempo e resa disponibile quando serve, attenuando i picchi e contribuendo alla stabilità locale.

Il ruolo dello stoccaggio di prossimità

La generazione distribuita, da sola, non risolve il problema della non programmabilità delle rinnovabili. È lo stoccaggio a trasformare un flusso intermittente in una risorsa gestibile. Collocare sistemi di accumulo direttamente lungo i corridoi infrastrutturali consente di assorbire l'eccesso di produzione nelle ore di maggiore irraggiamento e di restituirlo nei momenti di domanda elevata o di bassa disponibilità solare, riducendo ulteriormente il ricorso alla rete di trasmissione.

Sul piano del mercato elettrico, questa evoluzione apre prospettive interessanti anche in termini di servizi di flessibilità. Impianti di generazione e accumulo diffusi lungo le infrastrutture possono, in prospettiva, contribuire a funzioni di bilanciamento e a una gestione più efficiente dei flussi locali, un ambito in cui la regolazione italiana ed europea si sta progressivamente aprendo alla partecipazione delle risorse distribuite. La digitalizzazione del monitoraggio, resa possibile da sensoristica e analisi dei dati, è la condizione abilitante per coordinare in modo affidabile un numero crescente di piccoli nodi energetici.

In questo quadro, le soluzioni di accumulo che non dipendono da batterie elettrochimiche e dalle relative materie prime critiche assumono un interesse particolare per applicazioni infrastrutturali a lungo ciclo di vita. Green Ways sviluppa in questa direzione tecnologie proprietarie per la generazione e lo stoccaggio integrati nelle infrastrutture di trasporto, con l'obiettivo di coniugare produzione di prossimità, flessibilità e sostenibilità dei materiali. L'approccio dell'azienda si inserisce in un contesto più ampio in cui anche il Gruppo FS ha annunciato piani di sviluppo del fotovoltaico lungo i propri asset e il PNRR prevede investimenti significativi nella modernizzazione della rete ferroviaria.

Una questione di architettura del sistema

Ripensare la rete elettrica non significa soltanto costruire più cavi, ma distribuire in modo più intelligente generazione, accumulo e consumo. Le infrastrutture di trasporto, per estensione e posizione, possono diventare uno dei tasselli di questa nuova architettura: non più semplici consumatrici di energia, ma nodi attivi capaci di produrre, immagazzinare e bilanciare localmente.

La congestione di rete, da ostacolo, può così trasformarsi in una leva di innovazione. Avvicinare l'energia pulita ai luoghi in cui serve è una delle strade più concrete per tradurre gli obiettivi di decarbonizzazione in elettroni effettivamente utilizzati, e non in capacità teorica destinata a restare inutilizzata. Per un Paese che punta a elevati traguardi rinnovabili al 2030, valorizzare l'infrastruttura esistente come piattaforma energetica distribuita non è un'opzione accessoria, ma parte integrante della soluzione.

The energy transition meets its physical limit: the grid

Italy has made substantial progress in recent years in deploying new renewable capacity, in step with its 2030 targets and the framework of the European Green Deal. Yet an increasingly visible obstacle threatens to slow this momentum, and it concerns neither panels nor turbines: it concerns the cables. The ability of the electricity grid to carry, absorb and balance the power being generated is emerging as one of the principal constraints on the growth of clean energy.

European grid operators have long warned that connection queues and congestion now represent a barrier at least as significant, in many areas, as the availability of suitable land or capital. When the grid cannot accommodate all the energy available at a given moment, part of the renewable output is simply cut, a phenomenon known as curtailment: clean power that is generated but never used.

Why bottlenecks appear where they help least

The problem has a geographic root. Much of the new solar and wind capacity tends to cluster in areas where the natural resource is abundant but local demand is modest and transmission backbones are already saturated. The energy must then travel long distances to reach consumption centres, placing further strain on infrastructure designed decades ago for a centralised, one-directional power system.

The result is a paradox: new renewable capacity is being built while, elsewhere, the same grid struggles to evacuate the capacity it already has. The answer cannot rest solely on building new high-voltage lines, a necessary but slow and costly process often met with local opposition. It must be paired with a complementary approach: bringing generation and storage closer to the points of consumption and to nodes that are already connected to the network.

Transport infrastructure as a distributed energy platform

This is where railway and highway networks acquire a strategic value that goes well beyond simply producing energy. These corridors run through the territory in a capillary fashion, connect urban and industrial areas, and already feature connection points, substations and significant electrical loads, starting with electrified railway traction. Integrating photovoltaic generation and storage along these routes means producing energy close to where it is consumed, shortening the distance electricity must travel and therefore easing pressure on transmission backbones.

This model of distributed generation offers several system-level benefits:

  • Less curtailment: energy can be consumed locally, for example to power traction or the infrastructure's auxiliary systems, without having to pass through congested nodes.
  • Self-consumption and resilience: the infrastructure operator becomes, in part, its own producer, with reduced exposure to price volatility and greater operational continuity.
  • Efficient land use: already-developed and constrained surfaces are put to work, without occupying new agricultural or natural land.
  • Flexibility: by pairing storage with generation, energy can be shifted in time and made available when needed, smoothing peaks and supporting local stability.

The role of storage close to demand

Distributed generation alone does not solve the intermittency of renewables. It is storage that turns an intermittent flow into a manageable resource. Placing storage systems directly along infrastructure corridors makes it possible to absorb surplus output during the sunniest hours and release it during periods of high demand or low solar availability, further reducing reliance on the transmission network.

From a market perspective, this evolution also opens interesting prospects in terms of flexibility services. Generation and storage distributed along infrastructure could, over time, contribute to balancing functions and to a more efficient management of local flows, an area in which Italian and European regulation is gradually opening up to the participation of distributed resources. Digital monitoring, enabled by sensors and data analytics, is the condition that makes it possible to coordinate a growing number of small energy nodes reliably.

In this context, storage solutions that do not depend on electrochemical batteries and the critical raw materials they require are of particular interest for long-life infrastructure applications. Green Ways is developing proprietary technologies along these lines for generation and storage integrated into transport infrastructure, with the aim of combining proximity production, flexibility and material sustainability. The company's approach fits within a broader landscape in which the FS Group has announced plans to develop photovoltaics along its own assets and Italy's PNRR foresees significant investment in modernising the rail network.

A question of system architecture

Rethinking the electricity grid is not only about building more cables, but about distributing generation, storage and consumption more intelligently. Transport infrastructure, by virtue of its reach and position, can become one of the building blocks of this new architecture: no longer merely a consumer of energy, but an active node capable of producing, storing and balancing power locally.

Grid congestion, from an obstacle, can thus become a lever for innovation. Bringing clean energy closer to where it is needed is one of the most concrete ways to translate decarbonisation targets into electrons that are actually used, rather than theoretical capacity destined to sit idle. For a country aiming at ambitious renewable goals by 2030, putting existing infrastructure to work as a distributed energy platform is not an accessory option, but an integral part of the solution.

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